Teatro Consorziale di Budrio

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31/12/2006

UNA NOTTE A VENEZIA di Johann Strauss jr.

Domenica 31 DICEMBRE ore 21 (spettacolo di fine anno con brindisi augurale di mezzanotte)
Lunedì 1 GENNAIO ore 16,30 (con brindisi augurale)
(prevendita dal 2 dicembre).

Operette
Il logo delle operette

Domenica 31 DICEMBRE ore 21 (spettacolo di fine anno con brindisi augurale di mezzanotte)
Lunedì 1 GENNAIO ore 16,30 (con brindisi augurale)
(prevendita dal 3 dicembre)
Associazione culturale Scena Musicale e Teatro Consorziale di Budrio


UNA NOTTE A VENEZIA (Eine Nacht in Venedig), Operetta in tre atti di Johann Strauss jr. (1825-1899)- libretto di F. Zell (Camillo Walzell), Richard Genée e Marischa - Revisione critica a cura di Anna Flores e Roberto Ferrari (2006)

con Roberto Ferrari Melega, Anna Flores, Emiliano Tozzi, Tiziano Alberghini, Alessandra Benedetti, Tiziana Andreoli, Manfredo Meneghetti, Andrea Laurenti, Adriana Andreoli, Lia Buratto, Matteo Fini, Francesco Alfieri, Tiziano Casella, Andrea Caruso, Luciano Bianchi

ORCHESTRA GIOVANILE ed ENSEMBLE CORALE SCENA MUSICALE
Maestro concertatore ALDO SALVAGNO
Maestro del coro Pier Luigi Piazzi
Maestro accompagnatore Paolo Potì
Scenografia Veronica Boccolari
Luci Stefano Salmi

 

Personaggi: Guido, Duca di Urbino (Tenore); Annina, pescatrice e fidanzata di Caramello (Soprano); Caramello, Barbiere del Duca (Tenore); Pappacoda, cuoco napoletano (Tenore); Ciboletta, cameriera di Barbara Delacqua (Soprano); Barbara, moglie del senatore Delacqua (Soubrette); Enrico Piselli, amante di Barbara Delacqua (Tenore); Agricola, moglie di Silviuccio (Basso); Costanza, moglie di Romanuccio (Soprano); Bartolomeo Delacqua, Senatore (Attore-cantante); Romanuccio Barbuccio, senatore e Silviuccio Testaccio, senatore (Attori); Centurio, Cameriere del Duca e Peppino, Cameriere del ristorante di Pappacoda (Mimi).

Coro di Veneziane e Veneziani e ballerini.

 

E’ carnevale e siamo a Venezia. Il Duca di Urbino, Guido, ha fama di Don Giovanni, intende corteggiare la moglie del senatore Delacqua, Barbara, e a questo scopo ha indetto una magnifica festa.

I senatori veneziani sono perplessi, e, soprattutto Delacqua, gelosissimo della bella Barbara.  Egli cerca di allontanare Barbara con una gita a Murano e pensa di sostiturla alla festa con la cuoca di casa, Ciboletta, tanto il duca non ha mai visto né l’una né l’altra. Le intenzioni del senatore sono carpite da Caramello, barbiere e confidente del duca, che svela il gioco. Si può dire che quella festa sia organizzata da Guido per conoscere Barbara. Caramello si sostituisce al gondoliere e invece di portare Barbara a Murano la porta al palazzo per il ballo del Duca. Barbara, dal canto suo, non ha nessuna intenzione di andare a Murano: pensa invece di passare la serata con Enrico Piselli, bell’ufficiale di marina, suo amante e nipote del marito. Così si fa sostituire in gondola da Annina, pescivendola, della quale Caramello è innamorato. E a Barbara le cose vanno per il meglio.

Negli appartamenti del duca si svolge la festa, e il duca canta che questa e quella per lui pari sono. Caramello arriva con colei che crede Barbara, ma ben presto si accorge dello scambio di persona e scopre di aver portato al duca Annina, alla quale tiene tanto. Furioso nel vedere Annina corteggiata dal Duca di Urbino, decide di non lasciarli mai soli ed interviene nel momento in cui stanno per appartarsi. Il senatore Delacqua arriva con la cuoca Ciboletta, il cui fidanzato, Pappacoda, la seguita alla festa, partecipandovi come cameriere.

Il Duca di Urbino, come presto Annina gli rivela, si accorge di non aver corteggiato la moglie di Delacqua ma la cuoca di casa, Ciboletta, e se ne diverte. Intanto si scopre che Barbara è sparita, non è andata a Murano da sua zia. Delacqua trema ma ben presto la vede tra la folla: dice di  essere stata rapita e poi salvata da Enrico Piselli. Il duca se la spassa con Annina, ma la rende a Caramello, in attesa di una nuova avventura. In uno slancio di generosità Guido il dica di Urbino assume come capo-cuoco Pappacoda e promuove Caramello maggiordomo. Se questi rimarrà accanto al Duca, Annina non sarà mai molto lontana da lui e chissà che col tempo…

«Nei teatri d’opera italiani l’operetta è sempre stata ignorata. I direttori artistici l’hanno snobbata, trovandola futile, sorpassata, improponibile. All’estero tutto ciò è superato da vari decenni e le più belle operette sono state cantate anche da soprani come Joan Sutherland, Elisabeth Schwarzkopf, Anneliese Rothenberger, da mezzosoprani cone Régine Crespin, Conchita Supervia, Edda Moser e da tenori come Nicolai Gedda, José Carreras, Alfredo Kraus. Nel paese dei Verdi e dei Bellini la pregiudiziale “antioperetta” sopravvive ancora. Di tanto in tanto si apre qualche spiraglio, ma è solo un fuoco di paglia. Il Pipistrello di Johann Strauss – di casa al Metropolitan di New York e al Covent Garden di Londra, per non parlare dello Staatsoper di Vienna – è ritenuto “degno” di partecipare alle nostre stagioni operistiche. Offenbach anche, ma sempre con una certa prudenza.

Lehàr e Kàlmàn invece non trovano cittadinanza alla Scala o al Regio di Parma perché ritenuti troppo “leggeri”.

Viene da domandarsi: questi “signori” hanno mai sfogliato uno Zarevic o una Contessa Maritza? Il discorso vale anche per Una notte a Venezia che, pur non possedendo quel voluttuoso trasporto musicale del Fledermaus (Il Pipistrello), sa ancora entusiasmare per la varietà di temi, per l’alta spettacolarità, per una successione felicissima di cori, arie, duetti e brani d’insieme di ottima fattura. L’aria della gondola è fra le più melodiose mai scritte dal “re del valzer” ma tutta l’opera è una grande festa. Lasciare nel dimenticatoio un’operetta di tale qualità equivale a privare il pubblico di un grande piacere. » Sandro Massimini