Teatro Consorziale di Budrio

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11/11/2006

VITO in "Il grande caldo"

Sabato 11 e domenica 12 novembre (prevendita dal 4 novembre).

Comico
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Sabato 11 e domenica 12 novembre (prevendita dal 4 novembre)
Nuova Scena - Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna

VITO
in IL GRANDE CALDO di Francesco Freyrie
regia Daniele Scala
scene Leonardo Scarpa
costumi Anna Vecchi
luci Vincenzo Bonaffini
suono Pierluigi Calzolari

Vito interpreta, con fulminei cambi d'abito e di tono, un'esilarante girandola di sei personaggi: dall'ormai celebre idraulico Buganč al suo scapestrato figlio Calogero, dallo sfortunato ladro Athos alla petulante suocera Concetta Lo Muzio, dal poliziotto La Neve al pensionato Conte Femore, in una divertente e grottesca istantanea della societą odierna.

Ne "Il grande caldo" si mostrano le disavventure di Buganč che, in una caldissima notte d'estate decide di portare il letto in terrazza per provare a dormire sotto il fresco delle stelle. Il fresco non c'č, ma curiosamente si accorge che la sua cittą, durante la notte, parla mille voci. Quella di sua suocera, cresciuta a soap opera e televendite, che vive nell'appartamento accanto al suo e passa le notti a spiarlo dalla finestra; quella di sua moglie, che lo ha lasciato ed č tornata a vivere dalla mamma; quella di Calogero, suo figlio, che a diciassette anni č ancora in prima media e desidera tanto un motorino. Sono le voci di una famiglia naufragata in una modernitą che non sa sostenere, irriconoscibile ai suoi occhi. Come irriconoscibile č la sua Bologna. La musica a tutto volume di un ristorante greco, le marmitte scoppiettanti dei motorini, lo scalpitare dei bonghi e le litigate in lingue incomprensibili sono solo alcuni dei tanti rumori che turbano le sue notti. Sono i suoni di una globalizzazione inevitabile, che fatica ad accettare. Tanto che Buganč si rivolge al suo Sindaco e gli scrive lunghe lettere.  Nonostante il caldo, l'aciditą di stomaco, le liti con la suocera e le discussioni col figlio, Buganč si addormenta e sogna altre voci. "Sono le voci che nascono ai bordi della cittą - racconta l'autore Francesco Freyrie - in quell'aurea che le fa da controluce, nell'eco improbabile di visioni e di racconti che ci passano tra le gambe come topi indaffarati". Si tratta di "una cittą non a norma, ingovernabile, refrattaria a qualsiasi politica terrena: č la cittą dove abitavamo prima di diventare cittadini. Una cittą indisciplinata popolata da uomini ruvidi, fenomenali, animali parlanti, divinitą imbarazzanti". Un luogo fatto di vapore e di acqua, dove spesso accade che la realtą abbia i contorni sfumati del sogno. E poi ancora un'immensa schiera di personaggi fantastici e reali, tra cui animali parlanti, folletti e fantasmi di una terra d'Emilia che non esiste pił...