Domenica 13 novembre (prevendita dal 9 novembre).
Domenica 13 novembre (prevendita dal 9 novembre)
ITC 2000 presenta
PAOLO CEVOLI
in AH, CHE BEL VIVERE! - piccoli peccati di vecchiaia del musicista Rossini Gioachino
Scritto da Paolo Cevoli con la collaborazione di Francesco Freyrie
con Paolo Cevoli e Claudia Penoni
Regia di Daniele Sala
Immaginate un uomo, un grande musicista, un genio. Scrive opere memorabili, e' amato, stimato, venerato. Un bel giorno si guarda intorno e scopre che il secolo in cui sta vivendo, le mode, le idee, le persone che lo circondano non gli piacciono piu'. Cosi', bello come il sole, smette di creare. Attacca in sol colpo il successo al chiodo. Quest'uomo si chiama Gioachino Rossini, proprio quello del Barbiere di Siviglia: anima colta di fine Settecento, amante dell'arte per l'arte, del bello in se', romantico sostenitore dei castrati e poco sensibile ai moti rivoluzionari che la società andava partorendo ad ogni angolo di strada, sbarca in un secolo che vede il sorpasso del contenuto sulla forma, si deprime, saluta tutti e si imbuca a Parigi, dove cazzeggia con sublime talento fino alla morte. Nello stesso tempo, siamo alla metà dell'800, in tre luoghi diversi d'Italia si consumano buffe tragedie di miseri tapini che, al contrario, non hanno talento ma vorrebbe tanto avere successo: a Lugo di Romagna un mercante di fiera perde tutto al gioco; a Bologna una vedova benestante deve nascondere la figlia che si e' legata sentimentalmente e scelleratamente ad un rivoluzionario; a Napoli un castrato deve scappare della gelosie di un marito furibondo. Da chi andranno a bussare i tre simpatici disperati? Proprio dall' uomo che non essendo piu' interessati al successo, potrebbe ceder loro senza troppe remore un po' del suo talento: Gioachino Rossini! Costruito come una vera opera lirica, con overture, atti, arie, costumi sfarzosi, alabarde, spadoni parrucconi fondalini e un libretto di sala che spiega al pubblico come intervenire nella parte di coro, "Ah, che bel vivere!" rendere un omaggio ardito e divertito al melodramma sollevando - grazie alla follia comica e al trasformismo di Paolo Cevoli - il velo della consuetudine per riscoprirne l'aspetto gioioso e ludico, quando nei foyer dei teatri si giocava d'azzardo e nei palchetti, durante le esecuzioni, si mangiava si scherzava e si ignorava quelli sul palco. Uno spettacolo insomma a meta' strada tra il teatro e il melodramma, diciamo un "melocomico", dove il direttore d'orchestra fa il grillo parlante, tutti cantano senza saper cantare, chi ha il talento se ne vuol disfare, chi non ce l'ha lo vorrebbe rubare fino a scoprire, con un sorriso, che la felicità dura per tutti, geni e scellerati, il tempo di un acuto.