Sabato 7 e domenica 8 gennaio (prevendita dal 27 dicembre).
Sabato 7 e domenica 8 gennaio (prevendita dal 27 dicembre)
Nuova Scena-Arena del Sole – Teatro Stabile di Bologna
IL SORRISO DI DAPHNE di Vittorio Franceschi
con VITTORIO FRANCESCHI, LAURA CURRINO E LAURA GAMBARIN
Regia di Alessandro d’Alatri
Vanni è un botanico. Geniale e stravagante, spiritoso e lunatico. E scapolo. Per tutta la vita ha girato il mondo alla ricerca di piante sconosciute. Ha scritto libri, ottenuto riconoscimenti. È famoso. Vive in un appartamento con sua sorella Rosa, vedova, che lo accudisce e lo sopporta con amore, anche se le baruffe con lui sono il pane quotidiano. Ma Vanni è malato. Una malattia progressiva, incurabile. È immobilizzato su una sedia a rotelle e ormai la paralisi ha avuto ragione anche delle mani e delle braccia. Che senso ha continuare a vivere? Vorrebbe farla finita ma non può chiedere a Rosa di compiere quel gesto. Non lo farebbe mai, soprattutto non capirebbe. Un giorno in quella casa arriva Sibilla, un tempo allieva di Vanni. Chiede all'ex professore una consulenza: sta scrivendo un manuale di botanica per le scuole. Si capisce che un tempo, fra i due, deve essere successo qualcosa. Un amore grande e breve, mai dimenticato. Chi più di Sibilla potrebbe capire il desiderio estremo di Vanni? E farsi portatrice di quel sollievo? E caricarsi di quella colpa? Rosa forse ha intuito. Rosa capisce più di quel che sembra. Rosa ha fede in Dio, per sua fortuna. Sibilla si tormenta. Amore, pietà e angoscia si mescolano. E Daphne chi è? Cosa c'entra in questa storia? Daphne è una pianta. Sconosciuta e misteriosa, mai catalogata. Ogni sua foglia contiene una piccola goccia di veleno. Vanni la portò di ritorno dall'ultimo viaggio di ricerche, a Sumatra. E ora è lì in quella stanza. In attesa.
Un testo sull'eutanasia, ma anche su altre cose non meno misteriose e affascinanti della botanica. L'amore, ad esempio. Tra un fratello e una sorella, e tra un vecchio scienziato - umanissimo e pestifero, alle soglie della morte - e una giovane ragazza, proiettata in un futuro che si modificherà proprio in virtù di quel gesto coraggioso ed estremo.
Al testo di Franceschi e al relativo progetto di produzione del teatro Stabile di Bologna è stato attribuito nel 2004 il Premio "Enrico Maria Salerno" per la Drammaturgia Europea, giunto alla X edizione, organizzato dal Centro Studi "Enrico Maria Salerno" e riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Queste le motivazioni della giuria, composta da Laura Andreini Salerno, Maurizio Berletta, Fabio Cavalli, Paola Donati, Giuliana Manganelli, Luciano Meldolesi, Giorgio Patrizi, Carlo Maria Pensa, Andrea Porcheddu, Aggeo Savioli: "Vittorio Franceschi, - autore e attore di pari talento - col Sorrìso di Daphne ci propone la più classica delle scritture teatrali, con personaggi a tutto tondo che a leggerli sembrano già vivi scenicamente. Fra libri di botanica, ricordi di viaggio e d'amore, assistiamo al tramonto della vita di un uomo, un burbero studioso del mondo vegetale, colpito da un male progressivo. Accanto a lui una sorella infermiera amorevole, mite e forte. Infine una giovane donna, compagna di esplorazioni dello studioso, che ricompare, dopo anni di assenza, per l'estremo saluto. Al centro del trio una pianta: Daphne, esemplare unico e misterioso proveniente dal borneo, dispensatrice di morte ma anche simulacro dell'eterna continuità della vita naturale. Con questi elementi Franceschi è capace di costruire una trama che commuove ma sa anche strappare la risata, ci fa riflettere senza annoiarci mai, è capace di parlare d'eutanasia, d'amore e gelosia, di scienza e disillusione con la felicità di una drammaturgia che attende solo la prova della scena"