Teatro Consorziale di Budrio

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15/02/2009

LA RONDINE

domenica 15 febbraio 2009, ore 21,00

Lirica
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Allievi della Scuola dell’Opera Italiana impegnati nella produzione de La Rondine presso il Teatro Comunale di Bologna

LA RONDINE
di Giacomo Puccini
Libretto di Giuseppe Adami

Il maestro al pianoforte Francesco De Poli

relatore Dott. Fabrizio Bugani

 

La rondine è un'opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Adami.
Originariamente concepita come operetta, in forza di un contratto con gli impresari del Carltheater di Vienna, Puccini, insoddisfatto dell'impianto drammatico conferito dai librettisti Heinz Reichert ed Alfred Willner, volle trasformare La rondine in un'opera vera e propria affidandosi al commediografo italiano Giuseppe Adami; la scarsa convinzione dell'autore nel buon esito dell'operazione, ed anche una certa stanchezza di ispirazione, compromisero in misura determinante la gestazione del lavoro, che si trascinò avanti attraverso continui ripensamenti fra il 1913 ed il 1915.
Sciolto il contratto con i commissionari viennesi a causa dello scoppio del primo conflitto mondiale, La rondine fu rappresentata al Grand Theatre di Montecarlo il 27 marzo 1917. L'accoglienza risultò nel complesso festosa, ma va ricordato che si trattava di una piazza facile in quanto abbastanza periferica. La prima esecuzione italiana avvenne al Teatro Comunale di Bologna il 2 giugno di quello stesso anno.
Il successo non mancò quasi mai, ma non poté mai dirsi completo, neppure dopo le successive revisioni apportate dal compositore all'originaria partitura, che oggi per altro ascoltiamo nella versione iniziale, l'unica di cui rimanga la partitura completa. Dopo la morte di Puccini, La rondine scomparve presto dai cartelloni dei teatri. In anni recenti le riprese dell'opera, fattesi sempre più frequenti, non sono tuttavia riuscite ad allinearla, nel favore del pubblico, al fianco delle più fortunate sorelle.

Trama
Protagonista dell'opera è Magda (soprano), una giovane che trascorre le sue giornate nella cornice mondana della Parigi del Secondo Impero; ma se all'apparenza sembra accettare la sua situazione, in realtà essa si dimostra inguaribilmente romantica e aspira ad un amore autentico.
Con la complicità di Prunier (tenore), un amico poeta, i cui versi le hanno fatto tornare alla memoria la prima innocente esperienza amorosa, Magda decide di concedere una breve evasione alla propria esistenza: si reca infatti, travestita da grisette, in un locale notturno, e qui incontra Ruggero (tenore), un giovane aristocratico di provincia di passaggio per Parigi.
Fra i due sboccia a prima vista una passione così intensa che induce Magda ad abbandonare la capitale per rifugiarsi con il suo amato in un remoto angolo della Costa Azzurra. Ma qui viene assalita dal rimorso di aver nascosto a Ruggero il suo passato, sicché quando il giovane le annuncia di aver ottenuto dai genitori il consenso alle nozze, essa si accorge di non poter essere la moglie sognata dal suo uomo.
Rivela quindi all'innamorato la verità e gli fa comprendere la necessità di separarsi. Inutilmente Ruggero la supplica di non abbandonarlo: Magda, soffocando il dolore, si allontana per sempre.

Arie celebri

    * Magda - atto primo: Chi il bel sogno di Doretta

    * Ruggero - atto terzo: Dimmi che vuoi seguirmi alla mia casa

Atto primo
Salone fastoso in casa di Magda de Civry, a Parigi, negli anni del Secondo Impero     
Ricevimento nel tardo pomeriggio, conversazione brillante, impertinenze, amabili provocazioni fra le luci discrete delle abat-jour mentre dalle vetrate di una veranda rosseggia il tramonto sulle Tuileries. Il poeta Prunier intrattiene gli ospiti su argomenti frivoli fra cui la gran moda che imperversa nella Parigi elegante, l’amore romantico e sentimentale, affabilmente canzonato da Yvette, Bianca, Suzy, amiche di Magda, e perfino dalla cameriera Lisette che replicano di preferire le infatuazioni rapide e passeggere. A sostenere le ragioni dell’amore vero, il poeta improvvisa al pianoforte una sua canzone nella quale una fanciulla di nome Doretta rifiuta le offerte di un re che promette di farla ricca se cederà ai suoi desideri, ma lascia la storia incompiuta. La finisce Magda, sedendo a sua volta al pianoforte: sarà il bacio appassionato di uno studente a rivelare a Doretta la vera gioia della vita. E conclude fra gli applausi, ma quasi parlando a se stessa: che importa la ricchezza se alfine è rifiorita la felicità? Anche Rambaldo, suo facoltoso protettore, si felicita con lei e le offre un magnifico collier di perle che suscita l’ammirazione delle amiche. Magda accetta il regalo con una certa indifferenza e, mentre Rambaldo si allontana, ricorda con nostalgia alle amiche, che l’invidiano per la sua fortuna, i bei tempi della prima giovinezza, quando scappava di casa e correva a divertirsi spensieratamente da Bullier, accettando fra baci furtivi e dichiarazioni d’amore le modeste consumazioni che poteva offrirle uno studente quattrinato, di cui conserva nel cuore il profondo rimpianto. S’avvicina intanto Prunier che, sollecitato dalla petulante insistenza delle signore, legge la mano a Magda dicendole che, come una rondine, migrerà oltre il mare, verso un paese di sogno, verso l’Amore, lasciando poi nel vago la sua profezia. Viene introdotto da Lisetta un giovane provinciale, Ruggero Lastouc, figlio di un caro amico di Rambaldo, che l’accoglie con molta simpatia e chiede a Prunier dove si può mandare un ragazzo a passare allegramente la sua prima sera a Parigi. “A letto”, dice Prunier, sostenendo che la Parigi notturna è una leggenda da sfatare ma le amiche e Lisette insorgono proponendo a Ruggero una quantità di locali e decidendo poi che il più divertente è Bullier, di cui segnano l’indirizzo su un foglio. Magda ascolta in disparte, conversando con Prunier. È ormai sera, tutti gli ospiti si congedano e Lisette, rimasta sola con Magda, le chiede il permesso di uscire. Magda acconsente, dicendo che lei resterà in casa. Avvicinandosi al tavolo presso cui era seduto Ruggero, però, vede il foglio con l’indirizzo di Bullier e prende una decisione improvvisa, chiudendosi nella sua stanza. S’incontrano intanto Prunier e Lisette per uscire insieme. Quando se ne sono andati, ricompare Magda vestita e pettinata con molta semplicità, da “grisette”. “Chi mi riconoscerebbe?”, si chiede, guardandosi nello specchio, e drappeggiandosi uno scialle sulle spalle, esce rapidamente.

Atto secondo
Sala da Bullier, cui si accede da una gradinata
Allegria, confusione, folla mista di studenti, artisti, griseltes, mondane, militari, borghesi, andirivieni di avventori, camerieri, fioraie. Nel fondo, il giardino illuminato, dove si balla. Ruggero è seduto a un tavolo, assediato da un gruppo di sartine che cercano di interessarlo e lo canzonano poi con risatine sommesse quando lui ha un gesto di fastidio per la loro insistenza. Compare sulla gradinata Magda, che attira fatalmente l’attenzione di alcuni giovanotti, i quali la corteggiano assiduamente e l’invitano galanti a unirsi a loro fino a che, per liberarsene, lei dice timidamente di essere già impegnata e si siede, con un certo imbarazzo, al tavolo di Ruggero, scusandosi per la sconvenienza. Ruggero, lusingato, la prega di restare, le esprime affettuosa ammirazione per la sua bellezza semplice e la sua verecondia che gli ricordano le ragazze del paese, la invita a ballare e subito, fra i due, si stabilisce un rapporto di profonda simpatia che si trasforma ben presto in tenerezza e quindi in reciproche dichiarazioni di irresistibile amore che divampa in passione. Passano intanto vicino alla coppia Prunier e Lisette, che lancia un grido di stupore riconoscendo la padrona. Magda fissa implorante Prunier, che capisce al volo e assicura convincente Lisette che si sbaglia, che si tratta probabilmente di una vaga rassomiglianza. Le concede soltanto che Ruggero, sì, può essere il giovane conosciuto nel pomeriggio in casa di Magda, ma la signora con lui non è certamente Magda, tanto è vero che Ruggero la presenta subito dopo come l’amica Paulette (così Magda gli aveva detto poco prima di chiamarsi). Le due coppie fanno subito amicizia, si scambiano affettuosità, sono ammirate e festeggiate dalla folla delle sartine e degli studenti, quando Rambaldo appare sulla scalinata. Prunier se ne accorge per primo e prega Ruggero, senza dare tante spiegazioni, di accompagnare Lisette fuori come se fosse una sua amica, poi va incontro a Rambaldo quasi a nascondere Magda che, non ascoltando le sue esortazioni ad allontanarsi, resta seduta al tavolo in atto di sfida. La spiegazione, fra i due, è breve, essenziale: Rambaldo si dice disposto a perdonare una scappatella, un’infatuazione passeggera, Magda ribatte che è l’amore vero, la passione, che lui non può capire. Rambaldo s’inchina e s’avvia senza più voltarsi, unendosi agli ultimi avventori che lasciano il locale. Ritorna Ruggero, e Magda, come ridestandosi da un sogno, si stringe a lui in un abbraccio appassionato.

Atto terzo
La terrazza di un albergo su una collina della Costa Azzurra
Magda e Ruggero vivono felici, lontani dalle mondanità di Parigi, anche se hanno qualche problema di conticini da pagare in sospeso. Ruggero confida a Magda di aver scritto a casa per farsi mandare un po’ di denaro e per chiedere l’assenso al loro matrimonio: Magda è profondamente turbata; in questo stato di idillio non pensava certo alle nozze, come confessare a Ruggero il suo passato rischiando di perderlo e come tacere, ingannando l’uomo che ama? Giungono intanto sul colle, a cercare i vecchi amici, Prunier e Lisette, che è stata sonoramente fischiata a Nizza dove il poeta, incautamente, l’aveva spinta per qualche sera a presentarsi come canzonettista. Ora Lisette vorrebbe ritornare a fare la cameriera di Magda e questa acconsente, accogliendola molto cordialmente. Prunier approfitta della situazione dicendo a Magda che a Parigi tutti si ricordano di lei, aspettano il suo ritorno e Rambaldo – fa capire – sarebbe disposto a riprenderla con sé. Ma Magda non ascolta, la sua gioia è qui, fra le braccia di Ruggero. Il quale entra raggiante mostrando a Magda una lettera appena ricevuta da sua madre che approva le nozze, le benedice e prega il figlio di baciare a nome suo la brava ragazza che sarà sua sposa. Magda è commossa e disperata, non può ingannare Ruggero, non può entrare come sposa nella sua casa, deve confessargli francamente il suo passato e lasciarlo, ma Ruggero non vuole perderla, l’implora singhiozzando di restare, di essere ancora la sua “divina amante”. Magda è irremovibile: ha un ultimo, tenerissimo sguardo verso Ruggero affranto dal dolore, poi s’avvia in lacrime verso il declivio affettuosamente sostenuta da Lisette.

La rondine di Giacomo Puccini
La rondine appartiene al periodo della maturità di Puccini, il quale nel 1913 prese in considerazione l’ipotesi di scrivere un’operetta, forma spettacolare costituita da dialoghi recitati e pezzi cantati, allettato dall’offerta di una cospicua somma di denaro da parte della direzione del Carltheater, teatro viennese specializzato in questo genere. L’attenzione del musicista si concentrò sul secondo soggetto che gli venne proposto: il canovaccio di Willner e Reichert fu tradotto e versificato da Giuseppe Adami nella forma di un libretto italiano tradizionale. La partitura fu completata nell’aprile 1916, dopo l’entrata in guerra dell’Italia e l’opera fu data per la prima volta in campo neutro a Monte-Carlo il 27 marzo 1917 con successo trionfale. In seguito Puccini sottopose questo lavoro a diverse revisioni, ma la versione rappresentata nel 1917 è tuttora la più apprezzata.
La vicenda è ambientata in Francia durante il Secondo Impero napoleonico (1852-70). La cortigiana Magda de Civry, mantenuta dal banchiere Rambaldo, conosce durante un festeggiamento a casa propria il giovane Ruggero Lastouc, da poco giunto dalla provincia. Essa lo raggiunge in incognito in un locale parigino e qui si innamora di lui, credendo così di rinnovare una magica avventura del passato. Come una rondine in fuga verso il sole, Magda abbandona il banchiere e va a vivere con Ruggero in Costa Azzurra. A corto di denaro il giovane scrive ai genitori e chiede il consenso a sposare l’amata, che gli viene prontamente concesso. Tuttavia la prospettiva di appartenere totalmente a qualcuno e di dover rinunciare alla vita brillante precedente atterrisce a tal punto Magda che essa, pur desolata, lascia l’innamorato Ruggero, disperato per questa scelta.
La trama della Rondine, incentrata sulle istanze modernissime della difficoltà di amare e del primato della realizzazione individuale, contiene evidenti riferimenti a celebri opere del passato, quasi certamente voluti. Si pensi a Sapho (1897) di Massenet, storia dell’amore tra una donna di mondo e un giovane provinciale, che la protagonista alla fine abbandona, alla Traviata (1853) di Verdi, con un tocco di Pipistrello (1874) di Johann Strauss.
I primi due primi numeri chiusi del primo atto sorreggono l’arco drammatico dell’intera opera e contengono in nuce gli sviluppi della vicenda, colorando di nostalgia il prosieguo del dramma. La grazia ingenua e sentimentale di tali pezzi iniziali, legata alla primitiva destinazione operettistica, resta tuttavia in sostanziale contrasto con il resto di un lavoro che a tratti ricorda Labohème per la musica brillante e ironica e il ritmo fluido e danzante, «immagine di una visione irrequieta e caleidoscopica della realtà che non tollera interruzioni» (Fedele D’Amico).