martedì 27 gennaio 2009, ore 9.30
ASSOCIAZIONE CA' ROSSA presenta
"MARZABOTTO"
di Matteo Belli e Stefano Lucarelli
con Matteo Belli
Tecniche: teatro d'attore
Fascia d'età: scula secondaria 2° grado
Il testo letterario trova la ragione del suo componimento nell’apertura del così detto armadio della vergogna.Anno 1994: il Procuratore militare Antonio Intelisano scopre, in uno sgabuzzino della procura di Roma, un armadio con le ante rivolte verso il muro, chiuso a chiave, protetto da un cancello.All’interno: fogli di quarantadue centimetri per trenta, il timbro secret.Solo sulla prima pagina l’elencoquattrocentocinquantasei morti.Al numero 1: “eccidio delle Fosse Ardeatine ed altre località vicine”;… al numero 1167: “eccidio di Spalato”;… al numero 1188: “Cefalonia”;… al numero 1937: “eccidio di Marzabotto”;… per un totale di 2.273 “pratiche”.In quell’armadio, sono stati occultati i massacri commessi dai nazisti e dai fascisti dall’armistizio di Cassibile alla Liberazione. Qui sono stati chiusi quasi ventimila corpi: la loro memoria, la loro vita, la loro morte. Civili, donne, bambini, vecchi, e militari arresi.E così quell’armadio, occultato e chiuso per “volontà politica” e in nome della “ragion di stato”, diventa lo spazio della giustizia negata e della memoria tradita.Ed è proprio in questo spazio che la rappresentazione magistrale di Matteo Belli, trova la necessità della sua realizzazione.Sul palco, a sinistra, una scrivania, una macchina da scrivere, una lampada. Al centro, l’armadio girato di spalle.Il tempo della rappresentazione, più di un’ora, è senza soluzione di continuità. Leggero nel suo svolgersi. Penetrante nell’ascolto percepito, laddove il regista-attore, attraversando il tempo e la storia vissuti dall’armadio e dal suo contenuto, ne ferma i passaggi più significativi: l’archivista come testimonianza dell’occultamento per cinquant’anni dell’ “oggetto”, l’individuazione dei responsabili dell’insabbiamento, la condanna dei responsabili dell’eccidio, ma soprattutto, le testimonianze dei superstiti di Marzabotto.Questo, sicuramente, il momento più forte, più intenso.Perché è lì, in quello spazio, che il pensiero dello spettatore, attivato dalla forza emotiva innescata dalla suggestione scenica e dal talento espressivo e vocale di Matteo Belli, può rallentare, immergendo nella più lacerante delle memorie e arrivando a toccare il nucleo più vero della storia, troppo spesso dimenticato: l’uomo.Ed ecco allora che lo spettatore, uscendo dal teatro, non può non fermare il pensiero che, per associazioni evocative, riflette su altre omissioni, altre verità nascoste in nome della sempre uguale “ragion di stato” e per conto della medesima “volontà politica”. Una “ragione” che trascende gli individui, nonostante da essi derivi e in essi trovi la legittimità della sua esistenza.Come dire: da una parte il sistema politico-sociale, dall’altra gli uomini, le loro vite , le loro storie.Ed è proprio a questi uomini, ad ogni singolo uomo, che la voce e il viso/maschera di Matteo Belli, consegna valore. Un valore umano ed etico, di un’etica che trova le profondità delle sue radici in un senso antropologico troppo spesso dimenticato, tanto spesso rimosso da altri tipi di valore.