Teatro Consorziale di Budrio

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29/01/2009

IL RACCONTO DEL FLAUTO MAGICO

giovedì 29 gennaio 2009, ore 9.30

Consorziale scuola
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Dopo la felice esperienza di “Aida, di come la guerra seppellisce l’amore”, L’Associazione culturale Eptagon Bonaventura, con il sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e in collaborazione con Opificio d’Arte Scenica, in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, propone un secondo passo del PROGETTO DI FORMAZIONE ALL’OPERA con titolo

"IL RACCONTO DEL FLAUTO MAGICO"

Tecniche: spettacolo lirico
Fascia d'età: classi 4 e 5 scuola primaria, scuola secondaria 1°grado e classi 1 e 2 scuola secondaria 2°grado

 

Atto unico. Durata 70 min. circa
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart Testo di Gabriele Duma e AndreaStanisciRegia di G. Duma
Scene e costumi di Andrea Stanisci
Progetto luci di Marco Carletti
Attori/narratori: Antonella Franceschini e Gabriele Duma
Coreografa e danzatrice Valentina Moar

Dopo la felice esperienza di “Aida, di come la guerra seppellisce l’amore”, L’Associazione culturale Eptagon Bonaventura, con il sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e in collaborazione con Opificio d’Arte Scenica, in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, propone un secondo passo del PROGETTO DI FORMAZIONE ALL’OPERA con tito

lL RACCONTO DEL FLAUTO MAGICO,Come già sperimentato con la proposta precedente, il Progetto si basa sull’intuizione del circolo virtuoso che si può creare impegnandosi in una produzione di teatro musicale di qualità, attenta tanto alla formazione del pubblico, quanto alla crescita dei giovani artisti. Inoltre ci è parso particolarmente fecondo promuovere eventi che potessero unire pubblici abitualmente considerati distanti per gusto e necessità, ad esempio gli anziani e i bambini. Il Progetto resta comunque rivolto a tutti coloro che per i più diversi motivi hanno difficoltà a raggiungere i canonici allestimenti operistici.Il Racconto del Flauto Magico, spettacolo che unisce i linguaggi della prosa, della lirica e della danza, diventa così la scelta di cogliere e portare al pubblico il capolavoro mozartiano come una semplice favola da raccontare. Una favola fatta anche di musica.Così, in scena racconteremo il Flauto, consapevoli di quanto sia essenziale per una favola il gesto del raccontare, come atto del raccogliere un patrimonio e tramandarlo. Atto in cui è implicito l’amore per ciò che si racconta e il prendersi cura di coloro a cui racconti.Raccontare una favola permette anche di ritrovare un condiviso senso del “popolare”, che è una qualità che pure pervade il Flauto Magico (ricordiamo che debuttò in lingua tedesca e in un teatro tutt’altro che aristocratico). Il Singspiel mozartiano è popolare tanto per la fama raggiunta quanto per i contenuti ed è capace di esprimere come “il popolare” possa essere ugualmente raffinato e profondo. Non a caso, nonostante si chiamino a destini diversi, in scena Tamino e Papageno attraversano la stessa storia e con pari dignità, in un contesto lontano anni luce dalla leziosità formale che solo per superficialità siamo abituati ad attribuire a tutto ciò che riguarda il Settecento.

Quello a cui tendiamo è creare, con Il racconto del flauto magico, uno spettacolo originale nella regia e nell’allestimento scenico in modo da armonizzare nella durata di circa settanta minuti, il fascino della narrazione con le caratteristiche principali del melodramma.

 

Come già sperimentato con la proposta precedente, il Progetto si basa sull’intuizione del circolo virtuoso che si può creare impegnandosi in una produzione di teatro musicale di qualità, attenta tanto alla formazione del pubblico, quanto alla crescita dei giovani artisti. Inoltre ci è parso particolarmente fecondo promuovere eventi che potessero unire pubblici abitualmente considerati distanti per gusto e necessità, ad esempio gli anziani e i bambini. Il Progetto resta comunque rivolto a tutti coloro che per i più diversi motivi hanno difficoltà a raggiungere i canonici allestimenti operistici.
Il Racconto del Flauto Magico, spettacolo che unisce i linguaggi della prosa, della lirica e della danza, diventa così la scelta di cogliere e portare al pubblico il capolavoro mozartiano come una semplice favola da raccontare. Una favola fatta anche di musica.
Così, in scena racconteremo il Flauto, consapevoli di quanto sia essenziale per una favola il gesto del raccontare, come atto del raccogliere un patrimonio e tramandarlo. Atto in cui è implicito l’amore per ciò che si racconta e il prendersi cura di coloro a cui racconti.
Raccontare una favola permette anche di ritrovare un condiviso senso del “popolare”, che è una qualità che pure pervade il Flauto Magico (ricordiamo che debuttò in lingua tedesca e in un teatro tutt’altro che aristocratico). Il Singspiel mozartiano è popolare tanto per la fama raggiunta quanto per i contenuti ed è capace di esprimere come “il popolare” possa essere ugualmente raffinato e profondo. Non a caso, nonostante si chiamino a destini diversi, in scena Tamino e Papageno attraversano la stessa storia e con pari dignità, in un contesto lontano anni luce dalla leziosità formale che solo per superficialità siamo abituati ad attribuire a tutto ciò che riguarda il Settecento.
Quello a cui tendiamo è creare, con Il racconto del flauto magico, uno spettacolo originale nella regia e nell’allestimento scenico in modo da armonizzare nella durata di circa settanta minuti, il fascino della narrazione con le caratteristiche principali del melodramma.

LO SPETTACOLO
Atto unico. Durata 70 min. circa
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Testo di Gabriele Duma e Andrea Stanisci
Regia di G. Duma
Scene e costumi di Andrea Stanisci
Progetto luci di Marco Carletti
Attori/narratori: Antonella Franceschini e Gabriele Duma
Coreografa e danzatrice Valentina Moar
Cantanti:
3 Soprano
1 Tenore
1 Baritono
1 Basso
Trascrizione, pianoforte e glockenspiel Aurelio Scotto
Flauto 
Timpani   
In scena due attori, un uomo e una donna che giocano. Ritrovano la loro infanzia e la capacità di creare storie. Ritrovano, ancora, la possibilità di ricreare il loro percorso di crescita, di ri-crearsi nell’equilibrio tra maschile e femminile, per essere finalmente coppia.
E’ un bosco stilizzato la scena in cui i due tracciano le linee del loro gioco. Un bosco: il labirinto in cui luci e ombre si trovano a danzare fra inquietudini e aperture. Il nostro bosco misterioso in cui il bello può sembrare brutto e il brutto bello, e che richiede il solo semplice gesto di essere attraversato per svelare il suo segreto: le cose non sono mai come ti dicono gli altri, ma come le vivi tu. Alla luce di questo segreto può balenare alla mente l’idea che forse crescere non è perseverare nella guerra tra il bene e il male, tra presunti buoni e presunti cattivi, bensì integrare gli opposti di cui è fatta la vita. 
Così saranno Tamino e Pamina a ricomporre la disputa tra Sarastro e la Regina della notte, perché è comunque dei figli il compito di sanare, in sé, le fratture ereditate dai genitori.
E’ per tutto questo che il racconto del flauto magico ci sembra una meravigliosa metafora per dire dell’infanzia e del turbolento passaggio fino all’età adulta, passaggio che probabilmente non troverà mai fine, persuasi come siamo che “crescere non è roba da bambini!”.
Nel bosco-labirinto, richiamati dal gioco, appaiono i sei personaggi cantanti: Tamino e Pamina, Papageno e Papagena, Sarastro e la Regina della notte.
Un pianoforte, un flauto e alcune percussioni accompagnano la ri-creazione del gioco mozartiano nelle sue fasi salienti: l’incoraggiamento alla crescita, il confronto con le prove, il successo finale.
In realtà la complessità del labirinto di questa storia non è che un illusione, è solo un gioco, una favola, non serve ad altro che a immaginare chi siamo.

MUSICA, RECITAZIONE, DANZA
Fedeli allo studio della drammaturgia musicale che ci appassiona e costituisce il cuore della nostra ricerca, ci apprestiamo a interpretare anche il Flauto magico come momento privilegiato per sperimentare i diversi linguaggi che ne compongono la trama.
La rilettura musicale attende a una poetica essenzialità. Per questo la partitura sarà “ridotta” a un trio di musicisti: pianoforte e glockenspiel, flauto, timpani.
La presenza nell’opera originale di dialoghi recitati sarà l’opportunità di non limitare la parola parlata al solo uso dei narratori, ma di farla circolare tra narratori e personaggi, così come alcune parti cantate (ad esempio il cattivo Monostatos) potrebbero essere riprese in canto dal narratore. Sarà comunque la danza il vero linguaggio comune di tutti  i corpi in scena, come manifestazione dello Spirito del gioco.
Custodi del canto mozartiano resteranno i sei personaggi evocati dal racconto: Tamino e Pamina, Papageno e Papagena, la Regina della notte e Sarastro che proporranno fedelmente le pagine fondamentali.

  • “Zum Ziele fuehrt dich…“ (in italiano) larghetto
  • Aria Papageno “Der Vogelfaenger bin ich ja”
  • Aria Tamino “Dies Bildnis…”  
  • Aria della Regina della notte “Zum Leiden
  • Quintetto Tamino, Papageno, I, II, III Dama “Drei knaebchen…” (la parte delle tre dame è cantata da Regina, Papagena e Pamina con maschera velata)
  • Terzetto Pamina, Monostatos, Papageno “Du feines Teaubchen…” (Monostatos è cantato -in italiano- dall’attore)
  • Aria Sarastro “In diesen heil’gen Hallen...”
  • Aria Tamino “Wie stark ist…“, Andante

Segue Duetto Papageno Pamina “Schnelle Fuesse…”

  • Tamino, Pamina, Regina, Sarastro, Papageno, Papagena “Es lebe Sarastro…”
  • Aria Sarastro “O Isis und Osiris…”
  • Aria Regina della notte “Der Hoelle Rache…”

Adagio “Der welcher wandert diese Strasse…” (In italiano)

  • Aria Pamina “Ach ich fuehl’s…”
  • Terzetto Sarastro, Pamina, Tamino, “Zoll ich dich Teurer nicht…”
  • Aria Papageno “Ein Maedchen oder Weibchen…”(in italiano)
  • Duetto Papageno, Papagena “Pa - Pa - Pa…”
  • Tamino, Pamina, Papageno, Papagena, Sarastro e Regina della notte “Es siegte die Staerke…”

GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO
Valorizzare il melodramma che rappresenta da sempre una delle cifre stilistiche più importanti della tradizione musicale del nostro paese resta l’obbiettivo cardine di tutta l’attività.
Gli scopi del progetto continuano ad essere:
portare una produzione lirica con forte caratterizzazione laboratoriale e didattica nei territori non sempre coinvolti da produzioni di questo tipo;
accompagnare i giovani professionisti a prendere coscienza del proprio ruolo nella pratica del teatro, offrendo loro la possibilità di sperimentare la partecipazione al tessuto della drammaturgia direttamente e per un considerevole numero di eventi;
proporre un teatro musicale di qualità che possa essere raggiunto da giovani, famiglie, anziani, che restano di fatto allontanati dalla tradizione, perdendo familiarità col genere;
promuovere presso le Istituzioni Scolastiche Primarie e Secondarie percorsi ed attività creative centrate sul linguaggio musicale
 facilitare l’approccio e la familiarizzazione con il linguaggio dell’Opera Lirica;
diffondere la comprensione che la capacità di vivere il teatro musicale può divenire una risorsa per l’arricchimento del proprio mondo affettivo, intellettivo e culturale.
Per raggiungere i suddetti obbiettivi ci rivolgiamo alle Istituzio­ni perché, attraverso la realizzazione di offer­te adeguate, si possa intervenire per sottrarre intere generazioni alla minaccia di deprivazione culturale che la tendenza negativa relativa alla frequentazione dell’Opera lirica ci lascia presupporre. I quattro secoli di vita dell’Opera costituiscono un immenso pa­trimonio di valori culturali, storici, estetici, morali, che vale la pena di impegnarsi a salvaguardare. L’educazione al canto nelle scuole occupa uno spazio così irrisorio da determinare l’allontanamento sempre maggiore di intere fasce di pubblico dalla possibilità di fruire positi­vamente del Teatro musicale.
Il progetto intende mettere in moto l’interesse e la curiosità per una tradizione così ricca, sforzandosi di proporla in modo nuovo e vitale rileggendo i linguaggi antichi senza mai perdere di vista e anzi ricercando l’efficacia di una comunicazione “contemporanea”.

PER LE SCUOLE
Lo spettacolo può essere proposto dal secondo ciclo delle Elementari in avanti, senza differenziazioni di sorta, in quanto le immagini, la musica, la drammaturgia e i contenuti si prestano efficacemente a vari livelli di lettura.

PUBBLICO DI RIFERIMENTO
Lo spettacolo è pensato per ragazzi, famiglie, anziani e per tutti coloro che per i più diversi motivi (tempo, disponibilità economica, difficoltà di prenotazione, limitato periodo di programmazione…), pur desiderandolo, o per aver perduto familiarità col genere, non riescono a frequentare le stagioni liriche.